| [Comincio un ciclo di post in cui affronto un po' di tematiche varie, sia di attualità che personali, serie o facete, che comunque avevo in sospeso da un po'... alcune di queste fanno riferimento ad altre, ci saranno argomenti accennati in alcuni post che verranno approfonditi in altri, e così via... insomma, una cosa che mi sento di dover scrivere, così come mi viene, che poi, magari, un giorno, verrà anche messa in ordine...] |
La Chiesa dice NO ai preti gay, che hanno rapporti omosessuali o con tendenze profondamente radicate.
Questo è lo spunto per una cosa che volevo scrivere da tempo, di cui ho parlato con Silvia in una nottata di qualche settimana fa.
Premesso che la Chiesa, per me, può dire e fare, al suo interno, quel che le pare io ho un'idea di spiritualità evidentemente diversa.
La spiritualità è qualcosa che trascende, penso, tutte le altre cose che fanno parte della nostra vita, e, nel contempo, le compenetra. E attenzione, perchè è importante, è la spiritualità individuale che influenza tutto il resto, e non il contrario... o almeno così dovrebbe essere.
Mi vado a spiegare con qualche esempio.
Una persona omosessuale non è malata. E' così e basta. Sono i suoi gusti, come a me piacciono gli amaretti e a Silvia no, e come a lei piacciono le zucchine e a me no, ma comunque ci vogliamo bene lo stesso. Partendo da questo presupposto, come si fa a dare per assodato che i gusti sessuali di una persona possano inficiare sulla sua spiritualità?
Inoltre, se da un lato il lavoro dei preti è spargere la buona novella (ma questa cosa l'approfondiremo in seguito), un'altro compito importante che hanno è aiutare la gente a capire come risolvere i propri problemi spirituali, cosa in cui io sono convinto che una persona possa essere brava o meno indipendentemente dai suoi gusti sessuali.
Ma cosa ben più importante, se una persona sente la vocazione, che sia bianca, nera o gialla, etero o omo, alta o bassa, non ha forse il diritto di seguire quella vocazione? Perchè la Chiesa, che dovrebbe seguire prima di tutto i dettami di Gesù, si sente di discriminare una persona in base ad una sua caratteristica sulla quale la stessa persona non può fare altro che mentire (agli altri e a se stesso), caratteristica che non ha alcuna influenza sulla vocazione religiosa (penso, chiederò conferma, ma ne sono abbastanza sicuro).
Inoltre (e qui non vorrei passare per polemico, anche se sicuramente qualcuno potrebbe pensarlo), perchè una persona etero può fare voto di castità e non rispettarlo (è successo) e la Chiesa da per scontato che se lo fa un omosessuale sarà sicuro che non lo rispetterà?
Inoltre, perchè la chiesa copre - malamente - i reati a sfondo sessuale dei suoi prelati (questo non vuol dire che tutti i preti siano maniaci, ma sono cose successe, che non possiamo ignorare) e si sente in diritto di puntare un dito accusatorio su persone che sono diverse da tutti gli altri solo per i loro gusti sessuali? E quanto manca a discriminare le persone in base al colore della pelle, o a cosa indossano, o a cosa pensano?
Io penso che, in seguito a questa chiusura della Chiesa, tutte le persone omosessuali che sentono la vocazione si siano sentite un po' tradite... perchè se Dio non fa distinzioni, e ama tutti, perchè la Chiesa dovrebbe farne? Perchè un omosessuale, dovrebbe trovare questa chiusura? Perchè la vocazione di una persona deve essere frustrata dalla paura e dal bigottismo di una istituzione che ormai non ha più nulla di quel che un giovane uomo di trentanni voleva dire, duemila anni fa?