Schizzi Mentali Improvvisi

Un cervello alle prese con il vuoto spinto che lo pervade

Pacs vobiscum e famiglia in stile mulino bianco

clock febbraio 2, 2006 14.51 by author LoneHawk

Leggo l'intervento di Casini a Repubblica Radio in merito ai Pacs:

In merito ai patti di solidarietà civile Casini è stato chiaro: "Mi oppongo a tutto quello che possa portare l'Italia vicino alle scelte del governo spagnolo". Il leader dell'Udc ha ribadito: "Non ho nulla di contrario se due persone anziane vivono insieme o se due omosessuali vogliono vivere insieme". "Temo, però - ha sottolineato Casini - che i Pacs siano il primo passo per una equiparazione di fatto tra le coppie omosessuali e le famiglie. I Pacs non sono le famiglie: sono una cosa diversa".

Ora, d'accordo che l'UDC è di centro destra, ma fare una distinzione così netta tra Pacs e famiglie è una mossa solamente politica, in un paese in cui lo sport preferito dalle coppie sposate è il divorzio. Se infatti i Pacs non sono famiglie (prendiamo ad esempio due giovani eterosessuali che vogliono vivere insieme ma non hanno il denaro necessario per sposarsi immediatamente), allora una famiglia separata da un divorzio, magari con figli, può definirsi una famiglia? E come la si distingue una famiglia da una non-famiglia? Io ho sempre pensato che la famiglia fosse una questione di affetti, più che di sangue o, tanto meno, di carte.
Non penso ci voglia un pezzo di carta per dire ad un padre come, quando e quanto amare il proprio figlio. Come non penso ci voglia un pezzo di carta per regolare "quanto sia figlio" un figlio adottato. O l'amore che possono provare due persone (giovani e vecchie, etero o omosessuali).
La Famiglia, quella con la F maiuscola, non la insegnano le carte, non la insegna la Bibbia ne la Costituzione, non la insegnano nemmeno le pubblicità della Barilla o del Mulino Bianco.
La Famiglia te la senti dentro, o non te la senti.
E i Pacs sono sì un'altra cosa. Una cosa totalmente differente. Una cosa assolutamente differente. Sono la possibilità di dare sicurezza a tutte quelle persone che vivono insieme, dividendo tutto, legati dall'affetto che l'assenza dei Pacs non gli potrà togliere, ne che la loro presenza potrà dare. Sono la possibilità di salvaguardare il futuro della persona con cui viviamo, anche se non siamo sposati. Sono la possibilità di accedere, in quanto conviventi, ai vantaggi da cui siamo esclusi solo perchè magari vogliamo aspettare a sposarci. O perchè ancora non abbiamo i soldi per farlo come vorremmo noi. O perchè abbiamo preferito pensare prima al mutuo per la casa (costo medio 200000 euro), che ai vestiti e rinfresco.

I Pacs possono essere tante cose. Ma una famiglia non è tale per il sesso dei componenti, o per il numero di figli, o per la religione professata. Una famiglia è un insieme di persone che si vogliono bene. E i Pacs potrebbero essere un modo per aiutare le persone che si vogliono bene a vivere il loro affetto.



Campagna elettorale

clock febbraio 2, 2006 10.02 by author LoneHawk

E sono tornati. Sono ovunque. Ti guardi attorno, e sono lì, ti sovrastano, pontificano, intimano, asseriscono. Li incroci quando guidi e quando vai a piedi, uscendo per portare fuori la spazzatura o il cane. Sono ovunque, tranne che, per fortuna o per sfortuna in casa tua. Perchè lì c'è altro, che forse è pure peggio.
Sono i cartelli elettorali della nuova campagna.

E dicono sempre le stesse cose, sempre con le stesse parole, sempre con lo stesso stile. In alcuni c'è la faccia sorridente del candidato, in altri l'italiano medio, altri ancora hanno solo una scritta ed un simbolo. Ma in fondo sono sempre gli stessi.

E promettono. Promettono promettono promettono. Ho identificato, in ogni campagna elettorale 3 fasi: primo, si ricorda agli elettori cosa è stato fatto. Spesso si esagera. Spesso si mente, usando le parole per dire menzogne travestite da verità. La seconda fase è la santificazione del candidato. E non la fa solo la destra. Anche la sinistra. Ti fanno vedere che il candidato è come te, che ha una famiglia, dei figli, una casa. Che lui partecipa alle marcie o alle corse sportive organizzate dal comune. La terza fase sono le promesse.

Le promesse. Ho sentito che le associazioni di pescatori e marinai vogliono chiedere all'editore dello Zingarelli di sostituire il modo di dire "Promessa da marinaio" con "Promessa da politico", che secondo loro rende di più l'idea.

Ti promettono di tutto. Che non ci saranno più clandestini. Che non ci saranno più disoccupati. Che non ci sarà più criminalità. Tutto abbondantemente condito dalla promessa che CI SARANNO MENO TASSE PER TUTTI. E infatti, invece di pagare dieci tasse da cento euro, ne paghi una da millecinquecento. Così siamo sicuri.

Il brutto è che le promesse sono le stesse di cinque, dieci, quindici anni fa. E che è cambiato poco o niente. E quel che è cambiato è peggiorato. Oggi come cinque, dieci, quindici anni fa.
E noi elettori, si sceglie l'altra sponda per cercare di cambiare, perchè solo loro le possono cambiare certe cose, solo loro possono migliorare quel che c'è da migliorare e mantenere quel che c'è di buono. Diamine, del resto hanno cinque anni per farlo. Ma pare che non gli bastino mai.



Dallo stesso blogger di...

clock febbraio 2, 2006 09.39 by author LoneHawk
Cosa fa di un film un bel film?
Può essere un regista particolarmente ispirato, un attore non più giovane ma esperto, o uno giovane ma bravo; può dipendere dalla fotografia, dalla scenografia, dai costumi, oppure la colonna sonora (si pensi al successo delle colonne dei film Disney, soprattutto negli anni '90). O può essere, più plausibilmente, una mescolanza di questi e altri mille fattori, primo fra tutti la storia che sta sotto al film.
Per questo non capisco come possano, i pubblicitari, affermare che un film può aver successo se nel cartellone si inseriscono frasi come "Dallo stesso regista di ..." o "Dai produttori di ...".
Non è per nulla detto che mantenendo unicamente un fattore che ha reso un certo film un capolavoro possa donare altrettanto alla nuova pellicola.
Basti pensare alla performance di Sean Connery in Highlander II.