La scorsa settimana è morta mia nonna. Martedì, per la precisione. Mia madre mi ha chiamato al telefono, in ufficio. Il funerale è stato Giovedì. Il che ha voluto dire prendere e partire per Padova notevolmente di fretta.
Il tutto è stato abbastanza surreale. Voglio dire, non ci si pensa spesso, ma il culto del morto, in Italia, visto dall'esterno, ha un che di inquietante.
Si parte con l'esposizione della salma all'obitorio. Ora, l'ultima volta che sono stato all'obitorio è stato quando è morto mio nonno materno, quando avevo otto anni. ovvero ventun'anni fa. Quella volta rimasi fuori (per ovvi motivi). Me lo ricordavo molto più grande, come posto. Con molta più gente. Sarà che avevamo anche più parenti, mano a mano morti anche loro o semplicemente spariti, come a volte fanno i parenti non strettissimi. Fatto sta che l'esposizione era dalle otto e mezza del mattino fino alle dieci e qualcosa. E fino alle nove e un quarto (abbondanti) gli unici presenti eravamo io, la morosa e i miei genitori. Mia sorella aspettava a casa il moroso per venire con lui. Mia zia (la sorella minore di mia nonna) è arrivata un po' più tardi (ma lei veniva a piedi, visto che abita vicino all'obitorio, ah, che culo, eh?). Di mio zio, fratello di mio padre e secondo genito di mia nonna (quindi direi direttamente interessato) nemmeno l'ombra. Ma questo merita un discorso a parte (se sopravviverete a tutte le mie considerazioni).
Prima considerazione: l'obitorio non è un buon posto per passare un piacevole quarto d'ora. Non fosse per gli alberi, assomiglia più ad una location per un sequel di Hellraiser che ad un posto dove dare l'ultimo saluto ad un caro estinto.
Seconda considerazione: la gente piange i morti, ed è ok. Per me non ha molto senso, ma io non ho un gran culto del morto. Voglio dire, in Italia la stragrande maggioranza dei riti funebri è a base catto-cristiana. Ora, un buon cristiano sa che, se il morto è stato una persona buona, è in Paradiso con Gesù e tutta la felice compagnia. Mal che vada si fa una passeggiatina al purgatorio per qualche centinaio di anni, ma più o meno non è che sta proprio malissimo (non come all'ipotetico inferno, insomma). E, nel caso di una come mia nonna, la cui vita ormai era un quotidiano tran tran di pillole, visite mediche, cardiologo, insulina ecc, si può dire che si sia liberata di un notevole carico di rotture di scatole. Quindi possiamo dire che per il morto in questione le cose non vanno poi così male. Quindi non si può dire che si piange perchè il morto ha abbandonato la vita. Forse si piange per egoismo, perchè il morto non è più con noi, o forse è uno sfogo all'improvvisa presa di coscienza che la Morte ogni tanto ci fa sapere che è sempre in forma, e il falcetto sempre ben affilato. Una delle tombe al cimitero era di uno morto a trentanove anni, che per me vorrebbe dire a dieci anni da adesso, il che fa un po' pensare...
Verso le dieci e un quarto mia madre mi richiama dentro la cappelletta (sono otto piccole stanzette, all'obitorio di Padova). Il prete dice una preghierina e richiudono la bara. Con l'avvitatore automatico. A batteria. Giallo.
Adesso. Ok, l'avvitatore automatico è sicuramente meglio dello stare a smartellare i chiodi, e diciamo che con il numero di viti che c'hanno messo, a farlo a mano eravamo ancora lì. Ma proprio giallo, lo dovevi prendere? Dacci una mano di nero, una passata di nastro isolante, chessò... fa un po' specie dire che sarebbe stato meglio l'avvitatore in ghingheri, ma quello stonava proprio con tutto, in quella stanza.
Poi prendono su tutto e portano al carro funebre. Oh, il carro funebre una figata pazzesca. Mercedes, grigio metallizzato, una bella croce tutta stilosa sul tettuccio, molto art nouveau. Eppoi lo sportello dietro che si apre automaticamente. E pure il carrello della bara. Insomma, c'è un perchè un funerale, anche modesto come quello di mia nonna, possa costare tremilacinquecento euro. Sì, avete letto bene.
Che poi se ci pensi è strano. Passi la vita a guidare utilitarie, prese a rate, normalmente abbozzate, o comunque mai pulitissime. Invecchiando i tuoi figli e i tuoi nipoti ti portano in giro con le loro, di macchine, che se va bene è una focus. Poi per il funerale ti danno un macchinone ipertecnologico che manco per il matrimonio te lo sognavi. Certo lo paghi, ma vuoi mettere fare i signori dentro questo popò di carrozza?
Viaggio fino alla chiesa. E qui comincia il teatrino. Ovvero dacci oggi la nostra messa quotidiana. Letture nel meglio stile film americano ("Il signore è il mio pastore, non manco di nulla, ..."), predica che parte bene (ma bene davvero, con un accenno autobiografico del prete che ci stava davvero bene, azzeccatissimo) ma che poi svacca nel trito più trito. Mancava solo l'appello contro i PACS e poi l'avrei volentieri preso a sberle.
Io non vado a messa da un pezzo, ma non hanno detto il Credo. Che è, non si dice più? Era la parte che preferivo, almeno fino alla metà.
Anyway, in chiesa c'è un po' più di gente, anche quelli che non mi aspettavo di vedere. Parenti che non vedevo da secoli, o che addirittura non avevo mai visto.
Che poi è strano. Che ci si debba vedere solo per i funerali, voglio dire. Cioè, arriva questa tizia bionda, che ti porge la mano e ti fa: Ciao, io sono tua cugina. Ah, dico io, andiamo bene. E tutto sto tempo te ne stavi sotto un sasso come una lumaca? Ok, sei un secondo grado, hai il tuo giro e la tua vita, io ho il mio girino e la mia vitina, ma solitamente una vaga idea del parentame in giro la si ha. Invece vengo a sapere che se dovessi veramente invitare tutti i parenti al mio matrimonio, dovrei allungare la lista di un bel po'. Altro che viaggio in Australia, potremmo pagarci una luna di miele sulla luna. Appunto.
Si esce dalla chiesa, per fortuna, perchè non si sa mai che venga giù. C'erano di quelle crepe sulle cupole e gli archi a dir poco preoccupanti. Arrivano, a frotte, a fare le condogliande.
Condoglianza: derivato di Condolersi.
Condolersi: dal latino condolere(se) composto dalla particella con (cum) e dolere (provar dolore). Rammaricarsi con altri di sue o altrui sventure.
Alcuni fanno gli auguri. Auguri di cosa non si sa. Boh. Comunque, ci si sposta tutti in massa al cimitero. Di Cadoneghe (PD).
I morti di famiglia sono un bel po' sparsi. Tre al Maggiore di Padova, due a Viterbo, una adesso a Cadoneghe. Solo per citare i vicinissimi. Servirebbe un defrag.
Qui la fossa è già scavata. Non sono due metri, dopotutto. Forse hanno ragione gli americani, e sono sei piedi. Un metro e ottantatre. Ne uscirei con un pezzetto di testa. Scavata con un cosetto fighissimo, tipo mini ruspetta con un cucchiaio giusto a misura.
Il prete dice un'altra preghierina, si becca l'obolo (non ho indagato su quanto i miei abbiano dato) e se ne va. Gli uomini di fatica calano e ricoprono, noi si va.
Che poi, gli uomini di fatica. Braccia grosse e cervello fino. C'è sempre bisogno di qualcuno che sappia maneggiare la vanga e la ruspetta, eh?
Insomma, tutto sommato, un funerale carino, anche se da soli (soli?!) tremilacinquecento euro.