La notizia mi aveva già agghiacciato quando era uscita. Ora che la madre della ragazza uccisa, pur denunciando formalmente il marito per l'omicidio, non condanni l'atto del marito, ritenendolo, anzi, un atto di giustizia, mi fa pensare, e non poco.
Quanta ignoranza ci vuole per ritenere la propria figlia una "cattiva musulmana" perchè questa si è innamorata di un ragazzo occidentale, o perchè le piace vestirsi come le amiche occidentali, o le piace ascoltare musica occidentale? Quanti anni, secoli di chiusura mentale ci vogliono per accettare che, pur di non concedere alla propria figlia di vivere come preferisce, anche se in un modo contrario a quelle che sono le proprie credenze, tuo marito la prenda, a tua insaputa, e le tagli di netto la gola?
Al di là della triste storia di Hina, che ha pagato con la vita la sua voglia di libertà (la libertà vera, non quella finta delle bombe americane), come si porrà ora lo stato italiano nei confronti dei fratelli e delle sorelle di Hina? Perchè lasciarli con una madre che accetta senza una lacrima la morte della propria figlia per mano del padre vuol dire comunicare un giudizio positivo verso questo gesto efferato, giudizio che la madre inculcherà nella testa dei figli. E se i fratelli di Hina possono imparare questo, quanto ci vuole perchè imparino che è giusto farsi esplodere in nome di Hallah dentro una metropolitana, o un aeroporto, o un autobus?
Lo so che sembra un discorso razzista, ma vi assicuro che a) non lo è e che b) è anzi un discorso molto serio, che si riduce a queste due domande:
1) L'Italia è pronta all'integrazione culturale, ed è pronta a prendere i necessari provvedimenti perchè persone (a parer mio) pericolose come è la madre di Hina non possano educare i propri figli all'odio e alla repressione delle libertà individuali sul suolo italiano? Risposta: secondo me no.
2) Sono pronti gli stranieri (Pakistani, Iraqeni, Marocchini, Nigeriani, ecc...) ad integrarsi nella società italiana seguendone le regole e abbandonando le pratiche, in alcuni casi barbare, come quella che ha portato alla morte di Hina (ma anche quelle che prevedono l'infibulazione)? Risposta: forse. Purtroppo (e nemmeno questa è un'affermazione razzista) è sempre più frequente leggere di crimini contro le donne perpetrate da persone che provengono da altre culture, normalmente arretrate.
Quale soluzione? Invece che stippare gli stranieri nei centri di accoglienza a non fare nulla, a stare lì in posa per il servizio del TG1, metterli a studiare sodo le regole della società occidentale, spiegare loro che certi comportamenti non sono giusti e non perchè lo dica la legge Italiana, ma perchè non può essere giusto che tagli la gola a tua figlia perchè lei non la pensa come te. Anche volesse fare la puttana.
E quelli che vogliono vivere in territorio italiano con la propria famiglia si adeguano al sistema di educazione scolastica italiano, se vogliono proprio che il figlio impari la propria cultura lo facciano nei doposcuola (come noi si fa il catechismo). Naturalmente con programmi di insegnamento approvati ed insegnanti indipendenti dall'enturage delle varie comunità etniche.