In questo periodo costellato di notizie di bullismo, violenze di minori su minori, filmate e messe su Internet (ah, il demonio!), si riaccende la polemica sui videogiochi "violenti" (ah, il demonio!).
Ora, vorrei dire due parole, da (quasi) trentenne ex videogiocatore (nel senso che oggi gioco decisamente meno di quanto giocavo da adolescente. Le stesse due parole che, secondo me, dovrebbero decidersi a dire tutti gli "adulti" che, come me, hanno passato buona parte dell'infanzia (Atari 2600 mio, ad agosto non ti conosco) e dell'adolescenza a "videogiocare", soli o con amici.
Innanzitutto, un po' di "storia" personale: tralasciando i giochini da console (che comunque hanno un certo grado di violenza, pensiamo a Pac Man che deve scappare/attaccare i fantasmi), sono presto passato a quelli che vengono definiti "videogiochi violenti". Per sparare un po' di titoli al volo: Doom 1 e 2, Duke Nuke 'Em, Quake 1, 2 e 3, System Shock, Carmageddon, Half Life... e vari altri. Come potete vedere, mi piacciono i giochi sparatutto e con una certa dose di fanta-horror nella linea narrativa.
Ora, io (e non solo, ma anche i miei amici, abituali compagni di giocate in rete) sono cresciuto senza che l'ipotesi di sfiorare in modo violento una ragazza per "abusare di lei" mi passasse per l'anticamera del cervello. Non mi ha nemmeno sfiorato l'idea che picchiare un compagno di classe, più debole o più forte, potesse essere divertente. A volte si è reso necessario, ma sono state piccole risse "terapeutiche" (se non ti difendi, ad un certo punto, cominciano ad essere in troppi a prendersela con te in modo gratuito, a quell'età, e io non avevo certo l'aspetto che incuteva timore, quindi dovevo passare ai fatti, quando la lingua tagliente non bastava). Le ho buscate, ma penso di averle date in egual misura. Ma sempre in dosi fisiologiche per gli undici, dodici anni. Insomma, non si è mai esagerato.
Dire quindi che i videogiochi violenti, la televisione, ecc... sono i primi (e qualcuno sostiene unici) colpevoli per questo incremento del bullismo nelle scuole è, a mio vedere, una stronzata bella e buona.
Il bullismo c'è sempre stato. Il problema è che chi era in grado di difendersi, si difendeva, chi non lo era non era appoggiato in nessun modo, e soprattutto che, quando certi fatti venivano alla luce, le punizioni non erano mai efficaci.
Questo perchè negli anni '90 è cominciata, in Italia, una campagna mediatica di sensibilizzazione sull'errore che si fa a "criminalizzare" i comportamenti violenti nei ragazzini. Ecco allora che nasce la figura del consulente scolastico, sempre più bambini dallo psicologo, si cerca insomma, in tutti i modi, di evitare la punizione dura ed esemplare, preferendo il tentato recupero del piccolo bullo.
Però in questo modo si è creata una tendenza, secondo me, dei ragazzini stessi a "vedere dove si può arrivare" che li fa spingere un po' più in là ogni volta. Ovvio che si arriva a questi estremi.
Demonizzare, accusare i videogiochi, internet, la TV (tutte cose di cui, da giovani, noi si faceva scorpacciate pantagrueliche, escludendo, se vogliamo, Internet, per ovvie ragioni di costo, all'epoca...) è un modo per nascondere la scomoda verità che i veri (e più colpevoli di tutti, a mio vedere) responsabili di questi episodi sono i genitori che, rispetto ai miei e a quelli dei miei amici, hanno una bella dose di palle (passatemi il termine) in meno. Che non sanno educare e, quando necessario, reprimere. Che "tutto è concesso al nostro bambino".
Insomma, sono un sostenitore dello "scapaccione terapeutico".