Ho appena visto il servizio del TG5 sull'apparente crisi diplomatica, nata dalle condizioni (soddisfatte dal governo italiano) per il rilascio del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, tra Italia e Stati Uniti.
In particolare, un funzionario del governo degli Stati Uniti, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto che:
- Gli Stati Uniti condannano la scelta di liberare cinque detenuti Talebani e scambiarli con il giornalista rapito;
- Il ministro D'Alema ha detto il falso dicendo che Condoleeza Rice, segretario di stato degli Stati Uniti, ha espresso approvazione per le trattative che il governo italiano aveva intrapreso per la liberazione di Mastrogiacomo;
- Gli Stati Uniti rigettano completamente la proposta dello stesso D'Alema di invitare anche i Talebani ai tavoli diplomatici che definiranno il futuro dell'Afghanistan.
Vorrei commentare questi punti.
1. Sarebbe ora che gli Stati Uniti lasciassero all'Italia la sovranità nazionale che dovrebbe essere garantita dalla Costituzione Italiana e dai trattati internazionali. Troppe volte gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sui governi italiani, non ultimo il rapimento, illegale, dell'imam Abu Omar da parte, pare, dei servizi segreti italiani, sotto ingerenza della CIA.
Penso che ogni Governo debba essere libero di decidere autonomamente come condurre le trattative, e quali richieste accettare e quali no.
Se il Governo Italiano ha deciso di accettare le condizioni poste dai rapitori di Mastrogiacomo, evidentemente ha valutato i pro e i contro della soluzione e ha scelto secondo coscienza. Se il rifiuto di sottostare alle condizioni avesse, infatti, portato all'uccisione di Mastrogiacomo, le conseguenze sarebbero state forse peggiori di quelle che potrebbe portare l'avvenuto rilascio dei Talebani prigionieri.
Penso inoltre che sia positivo il messaggio che è arrivato a tutti i giornalisti italiani dal comportamento del governo, ovvero che nessuno viene lasciato a se stesso. In questo modo i giornalisti non saranno intimoriti dall'effettuare trasferte in zona di guerra.
Penso infatti sia fondamentale che ci sia un occhio che trasmette alla gente comune la situazione di paesi come Afghanistan e Iraq. Questo bisogno evidentemente non è una priorità del governo degli Stati Uniti, forse anche in forza della loro esperienza con la guerra del Vietnam, che i reporter di guerra hanno raccontato agli americani in patria, che di conseguenza hanno finito per criticare fortemente quella guerra.
Forse il governo americano preferisce che un giornalista morto intimorisca altri giornalisti, in modo che questi se ne stiano a casa loro. In questo caso, forse, molte situazioni "scomode" (per esempio violenze, stupri, omicidi su civili indifesi) non verrebbero denunciate.
2. Il ministro D'Alema potrebbe anche aver mentito. Ma io sono più propenso a credere ad un ministro della Repubblica Italiana che ci mette nome e faccia, in quel che dice, e che comunque non viene smentito dalla diretta interessata, piuttosto che ad un funzionario del governo di un altro paese di cui non conosco la faccia, il ruolo o il nome.
3. La contrarietà del governo americano ad invitare i Talebani ai tavoli di pace è condivisa, a mio avviso a torto, da alcune parti della politica italiana, come ha sottolineato il servizio del TG5.
Io sono favorevole.
Facciamo un esempio: diciamo che voi vivete in condominio, e che il palazzo nel quale vivete ha bisogno di un intervento di manutenzione, o di scegliere un nuovo amministratore. Davvero vorreste che la decisione fosse presa da gente che nemmeno vive nel vostro condominio?
I Talebani, come riportato nell'articolo di Wikipedia, non sono solo "quelli che rapiscono/torturano/sgozzano la gente", ma sono un gruppo di persone che seguono una cultura, i cui principi e convinzioni possono essere più o meno condivisibili, ma non possono, a priori, essere negati.
Come il governo fascista, infatti, i Talebani hanno introdotto leggi assolutamente liberticide (come il divieto per le donne di studiare), ma anche risolto notevoli problemi, come ad esempio la produzione di Oppio, ridotta da 4000 tonnellate a sole 82 tonnellate.
Più in generale non ritengo che escludere anche una sola voce dai tavoli per le trattative di pace, senza ascoltare questa voce e i suoi bisogni, sia una scelta saggia. Se la pace viene imposta anche solo al 10% di un popolo, con condizioni che questo 10% ritiene ingiuste, questa non è una vera pace.
Se la pace viene imposta distruggendo questo 10%, riducendolo alla prigionia o all'esilio, non è una vera pace.
Ovviamente se questo 10% pretende di dettare le proprie condizioni in modo che queste non siano negoziabili, si autoesclude dalle trattative, ma questa è una fase che è successiva all'apertura dei tavoli di pace, che devono essere inizialmente aperti a tutti.
Gli Stati Uniti sono solo una parte del contingente di nazioni che in questo momento combatte in Afghanistan. Ritengo sia un errore lasciare che siano solo loro a porre le loro condizioni, non negoziabili, alla pace.