Il Vaticano ha annunciato che il papa non farà la sua Lectio Magistralis all'università La Sapienza di Roma per motivi di "non opportunità". I professori e gli studenti che avevano protestato, dopo l'annuncio del discorso del papa, ora inneggiano alla vittoria.

Ma vediamo chi sono i veri vincitori e i veri perdenti.

Vincono tutti i politici di centro-sinistra e centro-destra, che ora potranno fare del papa la loro bandiera elettorale (Prodi e Berlusconi l'hanno già fatto ieri, a prestissimo tutti gli altri). Della serie "ecco, vedete gli estremismi (in questo caso di sinistra) dove ci portano? Andando avanti così perderemo le nostre radici cristiane e blah, blah, blah".
Già mi vedo i cartelli elettorali (tra qualche mese): vota Partito Democratico, il partito che da la sua voce al papa!

Vince il papa, che così diventa martire politico e religioso, il cui martirio è a carico di una sinistra ingenua e facilona, poco propensa all'analisi nel medio-lungo periodo. Del resto non stupisce che degli studenti universitari non abbiano una visione più allungata sul futuro, ma stupisce che sessantasette professori (che dovrebbero essere adulti) non abbiano capito che la protesta gli si è rigirata in mano come un cobra.

Perdono alla fine in primis gli studenti della Sapienza, che ora il Vaticano dipinge come "terroristi": è chiaro che il messaggio implicito della non opportunità della visita del papa era una insinuazione che i manifestanti potessero attentare alla vita o alla salute del papa stesso con atti di violenza. La stessa impressione si ha dal Governo, che sottolinea come la sicurezza del papa sarebbe stata garantita, come se degli studenti universitari fossero dei pericolosi pazzi, o come se i rischi di essere esposto all'ambiente universitario fosse più pericoloso di una qualunque domenica sulla piazza di S. Pietro.

Il fatto è che delude un po' la gestione della protesta, che poteva essere portata avanti con più cervello, ad esempio organizzando un evento alternativo concomitante, come la presenza di un famoso scienziato (penso che Margherita Hack avrebbe accettato volentieri) o anche un'occasione per uscire dalle retoriche di un incontro ufficiale per un dialogo vero tra gli studenti e i loro professori su quello che alla fine l'università non insegna, ovvero quello che c'è nel mondo "vero".
Sono convinto che un aula in cui c'era il papa semivuota, mentre poco distante gli studenti che protestavano partecipavano ad un evento alternativo intelligente sarebbe stato molto più di impatto e molto più significativo, e che non avrebbe dato ai soliti noti tutti gli spunti per strumentalizzare la situazione, come invece è accaduto.