Pare che la lettera di scuse di Berlusconi a sua moglie, Veronica Lario, sia stata redatta sotto consiglio, vaglio e correzione degli amici di sempre (Bonaiuti in testa). E allora, poichè tra avvocati e industriali la lingua italiana e la semantica sono come le trappole in un film di Indiana Jones, proviamo a tradurre la lettera dal Berlusconiano all'Italiano:
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"Cara Veronica, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante in privato, perché sono giocoso ma anche orgoglioso. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita. Tre figli adorabili che hai preparato per l'esistenza con la cura e il rigore amoroso di quella splendida persona che sei, e che sei sempre stata per me dal giorno in cui ci siamo conosciuti e innamorati''.
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Cara Veronica, preparati perchè adesso arrivo io con la mia lettera, e vedrai che roba. Non mi sono voluto scusare in privato, e in pubblico mi ruga farlo, ma m'hai messo alle strette.
Però ricordati che questa è la prima ed ultima volta, a costo di diseredare i tuoi figli e non prenderli in mediaset nemmeno a fare gli spazzini di notte.
Del resto non puoi pretendere che io ti badi solo perchè vent'anni fa eri un bel pezzo di gnocca.
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''Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno. Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere. Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, la politica, i problemi, gli spostamenti e gli esami pubblici che non finiscono mai, una vita sotto costante pressione. La responsabilità continua verso gli altri e verso di sé, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell'incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilita' di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente''.
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A letto sei una bomba, soprattutto con certi giochini, ma questo non vuol dire che io sopporti le tue mattane ad libitum, a costo di affogarti in un barile di melassa.
Che poi lo sai, col partito va male, al governo non ci sto più, sono super incasinato con i processi, che cazzo vuoi, che non mi sfoghi ogni tanto con qualche palpeggiamento? Poi te te ne stai sempre a Milano, io son sempre a Roma, son mica di legno, io!
Ok, l'ho fatta grossa, era per scherzare (speriamo che se la beva), e farlo una volta o mille è lo stesso, no? E' inutile che ti incazzi, che ci potevi venire anche tu, ai Telegatti! A proposito, com'è che non c'eri? Ops, vuoi vedere che mi son scordato di chiederti di venire? Eh, sai, il partito, il lavoro, i processi... |
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''Ma la tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento. Ma proposte di matrimonio, no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuno. Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d'amore. Uno tra tanti. Un grosso bacio. Silvio''.
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Non mi venire fuori coi discorsi sulla dignità, che ho cancellato la parola dal vocabolario nel '78.
Per cui muchela di fare la deficiente, con tutti i milioni di cui disponi in conto corrente e la festa a Marrachesh, e il diamante da mezzo chilo, e il lavoro assicurato per i tuoi figli.
Piantala co' 'ste stronzate.
Silvio
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Comunque, nel testo comunicato ai giornali, un testo che a quanto pare hanno scritto almeno in quattro, si son dimenticati di aggiungere una piccola postilla, che noi maschietti conosciamo molto bene, per averla usata tutte le volte che chiediamo scusa.
Silvio, e il "NON LO FACCIO PIU'"? O Veronica deve aspettarsi comunque che tu continui a provoleggiare in giro alla tenera età di settant'anni?